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Scabbia: sintomi, cura e prevenzione

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Prendiamo spunto da una notizia di cronaca che riporta di un’epidemia di Scabbia nell’Ospedale di Ciriè, nel torinese, per parlare di questa malattia che, lo diciamo subito, consiste nell’infezione delle pelle da parte di un tipo di acaro chiamato Sarcoptes Scabiei che si cura con una certa facilità e non provoca altro se non un terribile prurito che porta la persona a procurarsi anche dei graffi nel tentativo di darsi sollievo ma nulla d’altro.

Può essere inquadrata, quindi nel novero delle malattie causate da parassiti, le parassitosi. Un tempo era considerata una malattia causata dalla mancanza di igiene personale e per questo una malattia di cui vergognarsi e in parte questo può anche essere vero, nel senso che un’igiene scarsa crea l’ambiente adatto al contagio da parte degli acari di questi tipo ma il contagio può avvenire anche solo per contatto diretto con una persona che ne sia affetta, pur avendo una propria igiene personale adeguata.

La mia opinione personale è che non esiste una malattia di cui vergognarsi, anche perché questo atteggiamento porta a non mettere in atto le cure e le prevenzioni necessarie ad evitare di contagiare altre persone aumentando la diffusione dell’epidemia.

L’Acaro in questione è un animaletto piccolissimo che ad occhio nudo non ha una dimensione superiore ad un granello di sabbia, con il corpo di colore crema e che all’osservazione al microscopio presenta setole e spine sulla schiena e quattro paia di zampette.

La femmina ha dimensioni quasi doppie rispetto al maschio e nidifica nella pelle della persona contagiata deponendo delle uova  in microscopiche gallerie che scava sotto pelle. Ogni femmina depone tra le 40 e le 50 uova che dopo 3-4 giorni si schiudono assumendo l’età adulta in circa 10-15 giorni. Il fatto di scavare gallerie sotto la pelle per la deposizione delle uova fa sì che si possano osservare dei puntini arrossati con un piccolo quantitativo di sangue, proprio una minuscola gocciolina sul punto di ingresso nella pelle e in quello di uscita, collegati da una galleria sottocutanea che con un’attenta osservazione è apprezzabile.

L’acaro non salta da un individuo all’altro e non si sposta per via aerea, quindi per contagiarsi occorre un contatto diretto e esteso con la persona affetta, quindi il personale di assistenza è quello più a rischio, come i familiari del malato del resto, soprattutto se la persona ammalata necessita di essere movimentato non avendone la capacità autonoma.

Il forte prurito che caratterizza questa malattia è dovuto soprattutto alla reazione del sistema immunitario, una reazione allergica, di fatto, alla presenza dell’acaro, alla sua saliva, alle uova e ai suoi escrementi. Tenere per mano una persona infetta può già essere sufficiente a contagiarsi, per questo se si sa della malattia la persona deve essere toccata soltanto utilizzando guanti monouso che si devono assolutamente gettare via ad ogni contatto senza toccare altro nel frattempo.

Ovviamente anche il contatto tramite indumenti espone al contagio, per cui tutto deve essere lavato ad almeno 60° perché a tale temperatura gli acari muoiono. Tuttavia gli esperti ritengono che il contatto prolungato sia quello che realmente espone al rischio di contagio, non basta un contatto fugace o una stretta di mano, per capirsi ma molto dipende dalla quantità di acari che hanno infestato la persona malata. Per questi motivi le epidemie si sviluppano più facilmente in ambienti di contatto sociale, gli asili, le case di cura, gli ospedali. Il sintomo fondamentale della scabbia è il prurito ma il medico potrà diagnosticarlo osservando le lesioni cutanee.

La cura consiste nell’applicazione di lozioni apposite che uccidono sia gli acari che le loro una ma la malattia tende ad essere recidivante perché non si ha la certezza di aver ucciso tutte le uova che schiudendosi ridanno vigore all’infezione. Per questo il trattamento deve essere ripetuto almeno una volta dopo 15 giorni.

Di fondamentale importanza è la prevenzione del contagio: i pettini e le spazzole devono essere costantemente lavati e disinfettati in Amuchina; gli indumenti devono essere lavati alla più alta temperatura possibile, almeno 60°, meglio ancora se lasciata i sacchetti ermeticamente chiusi per 24 ore dopo aver irrorato gli indumenti contenuti abbondantemente con insetticida al piretro. Ovviamente la lana deve essere bandita, non essendo lavabile ad alta temperatura. Allo stesso modo per lenzuola ed asciugamani che devono essere cambiati almeno quotidianamente. Ovviamente è necessario lo stesso trattamento in via preventiva anche per le persone che accudiscono i malati di scabbia.